enorme gioia e qualche disturbo

Mamme e lavoro sempre di più chiedono le dimissioni

mamme e lavoro

Per noi mamme conciliare lavoro e famiglia è davvero difficile e non sono io a dirlo ma i dati. L’altro giorno nel tram mentre andavo al lavoro scorrevo la mia bacheca Facebook quando mi è apparso un articolo di Alley Oop del Sole 24 h con un titolo che mi ha subito incuriosito “Quel giorno di sole in cui sono andata a dare le dimissioni”. Un articolo che ha riportato all’attualità un tema scottante, la difficoltà per le mamme di conciliare lavoro e famiglia, che sono costrette a dimettersi.

Mamme e papà: differenze nel mondo del lavoro

Eh sì perché questo problema lo abbiamo noi mamme, i papà nella maggior parte dei casi no.  Siamo noi quelle che una volta fatti i figli devono fare delle scelte importanti e organizzare tutto nei minimi dettagli. Siamo noi quelle discriminate nel mondo del lavoro perché abbiamo fatto dei figli, come se da quel momento non siamo più produttive o in grado di svolgere alcune mansioni.

Siamo noi mamme, anche se laureate, con master, dottorati e specializzazioni, che ai colloqui si sentono fare queste domande: “ha figli?”è sposata”? “ha intenzione di fare figli a breve?”.

I motivi che portano alle dimissioni di una mamma sono tanti, primo fra tutti gli orari incompatibili con la gestione della famiglia. Lavori full time che non permettono di accudire e stare vicino ai figli, o anche orari part time che però sono inconciliabili con quelli dei bambini. A questo si aggiunge i costi della baby sitter, la difficoltà di essere presi al nido o perché non si hanno i nonni. In tutto ciò quello che viene meno è l’aspirazione personale, l’impossibilità di fare carriera e dover rinunciare per “sopravvivere” ed essere delle figure presenti per i figli.

La mia esperienza

Io sono stata fortunata, anche io prima avevo un lavoro part – time che mi avrebbe messo in difficoltà. Tutti i pomeriggi della 15-19. Infatti per poter stare con la mia bambina ho deciso di non farla andare al nido. Più si avvicinava il momento x, l’inizio della scuola materna e più ero angosciata all’idea che l’avrei rivista solo la sera. Il cambio orario era escluso visto che l’attività dove lavoravo apriva solo in quell’orario.

Poi mi si è presentata l’occasione, è arrivata una nuova proposta di lavoro e non ci ho pensato due volte. Ora lavoro part-time negli orari scolastici della mia bambina con un’azienda che davvero tiene alle “mamme”.

Per questo mi sento fortunata non ho vissuto l’assenza da casa e da mia figlia, devo però ammettere che credo che avrei comunque resistito perché a noi servono per forza due stipendi. Devo anche dire che sono “nonna” assistita, quindi non devo pagare baby sitter, mi rendo conto che la mia situazione è ben diversa, da tutte le altre che invece, hanno i nonni lontani e impegnati e vedono il loro stipendio volare via verso una risorsa esterna.
Capisco però anche tutte le mamme che non ce la fanno, che non vengono aiutate nel posto di lavoro, e che anzi sono oggetto di mobbing e discriminazioni.

Lavoro e famiglia i dati

Tra il 2004 e il 2014, secondo l’Istat sono ben 10  milioni le donne che hanno dovuto rinunciare al lavoro perché condizionate dagli impegni famigliari.
Sono stati appena resi noti di dati di una indagine di Manageritalia – Edenred 2017 realizzata da AstraRicerche e che ha avuto come focus una domanda: “Come può il welfare aziendale sostenere e aiutare le donne manager nella conciliazione dei tempi di lavoro con quelli dell’impegno familiare e privato?”
Il 92% delle donne manager intervistate vedono gli impegni familiari come in impegno gravoso, il 37% molto gravoso e solo 1% non avverte il peso. Tra gli impegni famigliari il 71% ha indicato i figli, il 41% i parenti anziani e l’8% la cura di familiari non autosufficienti.

La cura dei figli è gravoso per le donne sotto i 45 anni di età. Eppure è dimostrato come avere una forza lavoro diversificata è una strategia vincente, non solo un’indagine internazionale svolte nel 2016 dal Peterson Institute for International Economics e Ev afferma che avere il 30% delle donne in posizione manageriali può far aumentare fino al 6% il margine di profitto aziendale!
Ecco già questo dovrebbe far riflettere, su come noi mamme non siamo un peso, ma siamo una risorsa, faglielo capire a questa povera Italia! 

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