pediatri, prevenzione e medicine

Ho vaccinato mia figlia e vi spiego il perché

Ho sempre avuto timore di scrivere un articolo su un tema caldo, molte volte preferisco, non dare immediatamente la mia opinione, perché di carattere sono molto impulsiva. Questa volta, però dopo che ho sentito la notizia della bambina morta a nemmeno un mese di vita per la pertosse, le mia reazione è stata di  paura e di rabbia, tanta rabbia.

Ci sono alcuni argomenti che tra mamme creano degli “scontri” di opinione (molti in realtà). Dall’allattamento, al ciuccio, dai pannolini, ai giochi, alla tecnologia, alle vacanze, per non parlare delle vaccinazioni, che sembrano quasi un taboo.

Quando sono rimasta incinta, devo ammettere che tra le preoccupazioni da cui ero afflitta, quella dei vaccini era in fondo alla lista. La prima volta che sono entrata in contatto con questo argomento è stato al corso preparto. Qui c’era una pediatra che ci ha spiegato in maniera molto semplice il protocollo vaccinale. Sarà che io sono stata vaccinata, sarà che quando ero piccola un mio cugino è morto di meningite (un episodio che ha lasciato in me un segno indelebile), fatto sta, che con mio marito, abbiamo deciso senza grandi dubbi che quando la nostra piccolina sarebbe nata le avremmo fatto tutti i vaccini obbligatori e raccomandati.

I timori sono arrivati alla vigilia del primo richiamo dell’esavalente. Un conto era aver preso la decisione, ma a pochi giorni dal primo vaccino i dubbi hanno iniziato a fare capolino. Per sbaglio ho provato a cercare su internet, e ahimè mi sono imbattuta in siti che fanno letteralmente un terrorismo psicologico con campagne anti vaccinali. Le paure si sono moltiplicate, alla fine molto lucidamente ho portato il cursore del mouse sulla chiusura della pagina e ho deciso che saremmo giunti fino in fondo.

Così siamo arrivati al grande giorno, era il 1 agosto 2013, ancora me lo ricordo, la mia piccolina aveva due mesi e mezzo, e sono arrivata lì letteralmente con la tachicardia. All’Asl per fare il vaccino c’era la stessa pediatra del corso preparto, elemento che mi ha creato una maggiore sicurezza. La cosa che più mi faceva paura era  quella di esporre la mia cucciola a un dolore fisico, quello della puntura e al timore di non riuscire a calmarla nell’immediato. Ovviamente appena ha sentito la puntura ha pianto, ma non appena l’ho presa in braccio, si è calmata. Purtroppo la prima dose è stata per noi quella più dura. Ha avuto la febbre alta per quasi tre giorni. Le difficoltà sono state tante per diversi motivi: era estate e faceva caldo, il pediatra era in ferie, era la nostra prima febbre.
Fortunatamente tutto è tornato alla normalità, e per tutti gli altri richiami, la mia bimba non ha avuto nessun tipo di reazione avversa.
Oggi ha due anni e mezzo e sto aspettando il giudizio della mia pediatra per fare il vaccino della meningococco del gruppo b. Se mi darà il suo ok, lo farò sicuramente.

Questo è il mio personale racconto di come ho serenamente deciso di vaccinare mia figlia.  Tornando al fatto di cronaca della bambina morte di pertosse, perché è accaduto questo? Secondo l’Ansa: “le vaccinazioni sono cresciute nel periodo da 2000-2007, quindi rimaste stabili fino al 2012, e diminuite in modo preoccupate dal 2012 al 2014. Eppure alcune sarebbero obbligatorie: difterite, tetano, poliomielite, epatite B. E due, cioè quelle contro l’Haemophilus influenzae di tipo b, cioè il batterio responsabile di alcune meningiti, e quello contro la pertosse, sono altamente raccomandate. Tanto da essere state inserite insieme alle obbligatorie in un unico vaccino, chiamato per questo esavalente”

La conseguenza è che le malattie che si pensava non ci fossero più stanno tornando.

Non si può pensare che non esistono, se queste malattie sono più rare è proprio perché ci sono i vaccini! Si chiama affetto gregge, una specie di effetto domino, se iniziamo a togliere le tessere tutto inizia a cadere. In questo modo rendiamo vulnerabili i bambini che ancora non sono stati vaccinati, come appunto la bambina che è morta di pertosse. Vaccinare è una responsabilità sociale, lo facciamo non solo per i nostri figli, ma per la società, sarà che ho ancora il ricordo di quando ero piccola e mio cugino è morto di meningite. 

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