un mondo di complicità

Il momento del parto: racconto dal punto di vista di una zia

Un’emozione forte, forse una delle più intense che la vita mi ha regalato è stata la nascita della mia nipotina, che è nata pochissimi giorni fa.
Quando si è sorelle, e ancor di più quando c’è pochissima differenza d’età, le cose vengono vissute insieme, come due amiche. Il giocare insieme, prima alla maestra, poi alle bambole, poi alla parrucchiera, dove la più piccola è stata la cavia per esperimenti di look alquanto discutibili...! Poi si cresce, i primi amori, i primi baci, tutti vissuti insieme, con i racconti e con la complicità.

Poi arrivano gli incontri della vita per entrambe, i grandi amori, hanno fatto ingresso prepotentemente nella vita.
Ci sono stati i matrimoni e c’è  stato l’annuncio che mia sorella era incinta! Un annuncio quasi in diretta con il test di gravidanza in mano tremante! Lì tutto cambia, ora la più piccola di casa non sono più io!
Ho osservato, la pancia crescere sempre di più, ho iniziato a sentire la sua presenza, appena poggiavo la mano, come se mi salutasse con un calcetto!
Alla scoperta che era una femmina, la gioia è esplosa e i ricordi dei giochi d’infanzia sono stati più vivi che mai! Tutto va liscio come l’olio, la zia di turno, si sente forte e tutta d’un pezzo!
Poi un giorno in piena notte (come mai accade quasi sempre così?) arriva una chiamata di mio cognato che recita più o meno così:

-Le si sono rotte le acque, ora la ricoverano, stai tranquilla ti faccio sapere, dormi, appena so quals’altro ti faccio sapere.
Dormi? Il sonno ormai è spezzato, come faccio a stare tranquilla?
Iniziano le telefonate ai genitori, che nemmeno fossero flash apprendi che sono già lì fuori dall’ospedale, poi dopo un’ora, senti anche lei, che ti chiama per dirti che sta bene, e che ancora non è ora ci vorrà del tempo, perché la bimba dorme! D’altronde è notte fonda!
Solo allora il sonno rifà capolino, un sonno confuso, stanco, pieno di immagini del passato e del futuro.
La prima telefonata di mio cognato era relativamente tranquilla, non pensavo che sarebbe stato così forte!
All'alba un’altra telefonata, questa più agitata:
-La stanno portando in sala parto! Io sto andando lì.
Mi sono alzata come una saetta, mi sono vestita in cinque minuti e mi sono fatta venire a prendere dai miei genitori per stare lì tutti insieme, per loro due!
Qui ci siamo sentiti un po’ come in E.R. Medici in Prima Linea! Noi eravamo sulle scale a fianco della sala parto e abbiamo sentito la diretta audio! Che è stata più o meno quella che senti nei film: lei che urla, l’ostetrica che dice di spingere, mio cognato che sbiascica delle frasi di incoraggiamento... mi sono stupita che una barella non è venuta per lui!

Poi c’ero io, che di solito faccio la forte, ma che invece, mi sono sentita legata fisicamente a mia sorella: è sempre stato così tra noi due, e per me ogni urlo era come una spada al cuore! Poi non sappiamo cosa è successo, è venuta fuori l’ostetrica, per dirci che era nata!  Tempo un quarto d’ora, si è affacciato mio cognato con la piccola in braccio, e l’ho vista per la prima volta, la mia nipotina era lì davanti a me. Com’ era? Non piangeva, era rosa, in braccio al papà stava tranquilla e serena, e muoveva le sue manine come Patty Pravo!

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